Diaconia/ Diakonie

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“Chiedete, e vi sarà dato!”

“Bittet, so wird euch gegeben!”

 

Nella diaconia, l'essenza dell'amore per il prossimo si esprime in modo molto pratico: nell'impegno verso i deboli, i malati, i sofferenti. La diaconia fa ciò che è necessario. Soprattutto dove nessun altro lo fa. Sia su piccola che su grande scala. Nella nostra congregazione siamo molto fortunati che Cristina Pintus abbia accettato di essere nostra delegata per la diaconia, cercando, nella nostra limitatezza,  di poter avere il massimo effetto possibile ed affrontando le problematiche con occhi e orecchie aperte, con una mente chiara e un cuore grande !

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In der Diakonie äußert sich das Wesen der Nächstenliebe ganz praktisch: Im Engagement für die Schwachen, die Kranken, die Leidenden. Diakonie tut, was nötig ist. Besonders da, wo es niemand anderes tut. Im Kleinen wie im Großen. In unserer Gemeinde haben wir  das große Glück, mit Cristina Pintus eine Beauftragte für Diakonie gefunden zu haben, die mit offenen Augen und Ohren, mit wachem Verstand und großem Herzen darauf achtet, dass unsere kleinen Möglichkeiten möglichst große Wirkung entfalten können!

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Un po’ di storia

L'antica radice greca della parola (diakonia) lo rivela: "servire", come viene tradotto il termine, è stato un compito della Chiesa fin dalle origini. In particolare, risale a un testo degli Atti degli Apostoli, in cui viene affrontata una lamentela della prima comunità cristiana, ovvero l'ingiusta distribuzione del cibo donato. Questa informazione giunge ai capi spirituali della comunità (gli apostoli), i quali decidono che in futuro persone appositamente selezionate si dedichino a questo compito, in modo che loro, gli apostoli, possano continuare a occuparsi dell'essenziale (cioè la predicazione della parola e il reclutamento di nuovi membri).  Il primo "diacono" fu Stefano, che purtroppo in seguito divenne anche il primo martire cristiano.

Tra l'altro, in latino, diakonia significa "caritas",che è anche un ente ben conosciuto nella Chiesa cattolica romana.

Quando il cristianesimo divenne la religione di Stato e praticamente tutte le persone furono improvvisamente cristiane, la diaconia divenne improvvisamente il compito globale della Chiesa, che la delegò volentieri ai suoi ordini e monasteri.

Con la Riforma, anche le Chiese protestanti si trovarono di fronte al compito di rispondere alla questione sociale del loro tempo, e lo fecero in modi diversi: In alcune regioni, per lo più luterane, i principi protestanti si assunsero questo compito, perché nella concezione della dottrina luterana dei due regni era più probabile che fosse assegnato alle autorità terrestre.  Le chiese riformate svizzere, che rifiutavano la dottrina dei due regni, da un lato vedevano in tutti i cristiani il dovere di amare il prossimo, ma dall'altro fondavano anche istituzioni per raggruppare questo obbligo comune e renderlo efficiente. Era chiaro, tuttavia, che il dovere religioso di donare spettava a chi era in possesso di beni.

Tuttavia, questo sistema di soccorso volontario ai poveri e di assistenza sociale raggiunse i limiti delle sue possibilità con l'industrializzazione del XIX secolo e il conseguente impoverimento. Emersero nuove forme di azione sociale, molte delle quali, anche per ragioni ideologiche e politiche, indipendenti dalla Chiesa (ad esempio, le associazioni di lavoratori). 

Alcune innovazioni sociali nacquero anche all'interno della Chiesa, come ad esempio la "Rough House" per i bambini di strada di Amburgo, fondata dal pastore protestante Johann Hinrich Wichern. Con la sua Rough House, Wichern è considerato il fondatore della diaconia moderna. (Tra l'altro, Wichern inventò anche la corona d'Avvento per i bambini ospitati).
Ma anche le nuove forme di azione sociale della Chiesa non erano di per sé adatte a rendere giustizia agli sviluppi sociali, e così nella maggior parte dei Paesi industrializzati si è sviluppato un sistema sociale regolato dallo Stato in cui la diaconia della Chiesa svolgeva compiti supplementari in settori non coperti dal welfare statale, oppure lavorava direttamente per conto dello Stato. E questo è anche lo stato delle cose oggi. 

La diaconia, come espressione della natura della Chiesa, ha in mente i bisogni sociali della comunità e della società e cerca, nell'ambito delle sue possibilità, di alleviarne le necessità.

Ein bisschen ”background”:

Die altgriechische Wurzel des Wortes (diakonia) verrät es: Das “Dienen”, so die Übersetzung des Wortes, ist schon früh eine Aufgabe der Kirche. Konkret geht sie zurück auf einen Text aus der Apostelgeschichte, in der ein Missstand der ersten christlichen Gemeinde angesprochen wird, nämlich die ungerechte Verteilung der gespendeten Lebensmittel. Diese Information landet bei geistlichen Leitern der Gemeinde (den Aposteln), die daraufhin beschließen, dass sich zukünftig extra dafür ausgewählte Personen deser Aufgabe widmen sollen, damit sie, die Apostel, sich weiter um das Wesentliche kümmern können (nämlich die Wortverkündigung und die Gewinnung neuer Mitglieder).  Der erste “Diakon” war Stefan, der dann später leider auch zum ersten Märtyrer der Gemeinde wurde. 

Auf lateinisch heißt Diakonie übrigens “Caritas”, und so wird dieser Dienst ja in der römisch katholischen Kirche auch genannt.

Als das Christentum zur Staatsreligion wurde und quasi alle Menschen plötzlich Christen waren, wurde die Diakonie plötzlich zur globalen Aufgabe der Kirche, die diese in der Folgezeit dann gerne an ihre Orden und Klöster delegierte. 

Mit der Reformation waren auch die evangelischen Kirche vor die Aufgabe gestellt, sich zur sozialen Frage ihrer Zeit zu verhalten, und sie taten dies auf unterschiedliche Weise: In manchen, meist lutherischen Regionen, übernahmen die protestantischen Fürsten diese Aufgabe, die im lutherischen Verständnis der Trennung zwischen weltlicher und religiöser Zuständigkeit   eher der irdischen Obrigkeit zuzuordnen war.  Die schweizerisch-reformierten Kirchen, die diese „Zweireichelehre“ ablehnten, sahen einerseits alle Christenmenschen in der Pflicht der Nächstenliebe, gründeten aber andererseits auch Organisationen, um diese geneinsame Verpflichtung zu bündeln und effizient zu gestalten. Klar war aber, dass es die religiöse Pflicht der Besitzenden war, zu spenden.

Dieses System dieser  freiwilligen Armen- und Sozialhilfe kam aber dann spätestens mit der Industrialiserung im 19. Jahrhundert und der mit ihr verbundenen Verelendung an die Grenze seiner Möglichkeiten. Neue Formen sozialen Handelns entstanden – viele davon, auch aus ideolgischen und politischen Gründen, unabhängig von der Kirche (z.B. Arbeitervereine). Manche soziale Innovationen entstanden aber auch innerhalb der Kirche, so zum Beispiel das “Rauhe Haus” für Straßenkinder in Hamburg, das der evangelische Pfarrer Johann Hinrich Wichern gründete. Mit seiner Initiative gilt Wichern als Begründer der neuzeitlichen Diakonie. (Für die Kinder dort erfand Wichern übrigens auch den Adventskranz!). 

Aber auch diese neuen Formen (kirchlich-)sozialen Handelns waren für sich nicht geeignet, den gesellschaftlichen Entwicklungen gerecht zu werden, und so entstand in den meisten industrialisierten Ländern ein staatlich reguliertes Sozialsystem, in dem die kirchliche Diakonie entweder ergänzende Aufgaben in Bereichen wahrnimmt, die die staatliche Fürsorge nicht abdeckt, oder aber unmittelbar im Auftrag des Staates tätig ist. 

Und so ist auch der heutige Stand der Dinge: Diakonie als Wesensäußerung der Kirche hat die sozialen Bedürfnisse des Gemeinwesens im Blick und versucht, im Rahmen ihrer Möglichkeiten, Not zu lindern. 

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